La memoria delle foglie
Gianni Solla è capace di dare i nomi alle cose e di raccontare le sfumature. I suoi sono personaggi pieni di una malinconia bella, di una grazia discreta. Soprattutto hanno la tenacia di coltivare lí dove tutti dicono che non crescerà mai nulla.
«Anche sul piano stilistico Solla privilegia la misura alla drammatizzazione. I momenti di maggiore intensità emotiva non vengono caricati di enfasi, ma affidati a una struttura sintattica che segue quella tenace di una pianta: la crescita, la cura, l'innesto e la potatura diventano modi di interrogare l'esistenza fornendone il lessico più adatto.» - Carmen Pellegrino, La Lettura
Nascosto tra i palazzi della periferia di Napoli c'è un vivaio che sembra trattenere il respiro. Lorenzo ci rimette piede dopo tanti anni, in un momento in cui la sua vita si misura soltanto su ciò che non c'è piú. Lí trova Renato, che senza volere nulla in cambio gli offre le due cose di cui ha piú bisogno: lavoro e amicizia. Tra gerani, bonsai, edere, begonie e orchidee, Lorenzo scopre che uno stelo tagliato non torna com'era, ma ne conserva memoria, e proprio da quei tagli può ripartire la vita. Anche la sua. Gianni Solla sa raccontare le crepe dell'età adulta come varchi da attraversare, e le occasioni inaspettate come fiori che germogliano d'inverno. Perché la cura (delle piante, delle parole e degli altri) può diventare un modo nuovo di stare al mondo. Quando Lorenzo capita per caso nel vivaio in cui ha trascorso l'infanzia, un luogo sospeso nell'ex periferia industriale di Napoli, la sua vita sembra un inventario di ciò che ha perduto: il padre, la moglie Arianna che lo ha lasciato con i figli ancora piccoli, il lavoro, la giovinezza. Sotto le serre e nelle corsie verdi non è cambiato nulla, e i pochi clienti chiamano ancora le piante con i nomi inventati da suo padre - capatosta, janare, scurnose - che nel dialetto trovava una lingua capace di parlare con la terra. Oggi a gestire il vivaio c'è Renato: un uomo stanco e paziente che non rinuncia mai alla battuta, con un passato di cui forse dovrebbe raccontare. Lavorare con lui, per Lorenzo, somiglia piú a un gesto inevitabile che a una scelta. Ogni giornata al vivaio - interrotta solo dalle pause per il nuoto nella piscina del quartiere - diventa una lezione di attenzione e misura, dove non basta la memoria: occorre reimparare quello che già si sapeva, accogliere azioni e parole nuove, ammettere che qualcosa, ma non tutto, dipende da noi. E mentre l'amicizia con Renato - fatta di molti gesti e non pochi silenzi - si concretizza nel progetto di espansione del vivaio, cosí come lo aveva sognato suo padre, Lorenzo vede riaffiorare intorno a sé le radici sottilissime che lo legano agli altri: alla figlia Roberta, assistente universitaria dalla carriera ben avviata, con la quale comunica sempre meno; al figlio Tommy, scrittore emergente intrappolato nella sua adolescenza; e anche a Ester, la donna che insegna nuoto alle ragazzine immigrate nella piscina del quartiere. Perché le storie di certe famiglie si sviluppano come piante rampicanti, pervicaci, intrecciandosi in modi sorprendenti. Gianni Solla è capace di dare i nomi alle cose e di raccontare le sfumature. I suoi sono personaggi pieni di una malinconia bella, di una grazia discreta. Soprattutto hanno la tenacia di coltivare lí dove tutti dicono che non crescerà mai nulla.
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Anno edizione:2026
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