Davanti a Dio
«Sì non v’è altro da fare che da condurre a termine nel tono più ardito e alto il Giudizio Universale. A quest’opera io sono chiamato e preparato dall’indole mia stessa, dalla mia multiforme cultura, dalla mia attitudine a risentire e comprendere stati d’animo diversi e opposti, dal mio desiderio antico di giudicare e trasformare gli uomini». Così appuntava nel diario Papini: si era nel 1944. Aveva allora steso gran parte del «pauroso tema»: «il genere umano che si confessa, per bocca mia, a Dio». Nel ’45 scrisse altri capitoli; altri ancora nel ’51; nel ’52, l’ultimo. Non vi tornò più, né diede indicazioni testamentarie circa una eventuale pubblicazione postuma. Pubblicata incompiuta nel 1957, a un anno dalla morte, l’opera, di cui proponiamo una scelta, fu accolta con fastidio o indifferenza: certamente anacronistica, ha tuttavia pagine degne del miglior Papini, che dimostrano, tra l’altro, la sua capacità di immedesimarsi nel personaggio anche quando è in contrasto con la fede cristiana, o di interpretare, come aveva già fatto nel Crepuscolo dei filosofi, figure storiche in direzione opposta a quella di prammatica.
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Anno edizione:2026
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